CASSINO – La guerra dell’acqua continua, quella contro D’Alessandro pure

La piazza contesta il sindaco, il Consiglio lo impegna a continuare le azioni contro Acea

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Ci sono delle esperienze, nella vita, che ti riportano indietro nel passato. Dei momenti in cui, un velo di malinconia ti colpisce e sei a metà tra la commiserazione e il compatimento. Insomma non sai se essere critico in maniera negativa oppure se capire e basta. Così, la cassa che dal balcone di piazza De Gasperi si rivolge alla folla è un momento di estrema purezza che ci rende tutti bambini.

L’Italia del dopo guerra, l’Italia del “troviamo una soluzione purché funzioni”, l’Italia dei film in bianco e nero è lì, in quell’amplificatore color pece che permette alla piazza di sentire cosa succede nel palazzo comunale, in generale, e nella sala del consiglio comunale, in particolare.

Da basso la folla, in piedi, appoggiata alle auto, in crocchi. Chiacchiera, “stemp’tea”, attende. Una signora urla le ragioni dell’acqua pubblica e il malessere che traspare non può essere solo per una questione di soldi e tariffe. C’è tutta l’insoddisfazione per la malapolitica e per il malgoverno, c’è l’indignazione e c’è anche la strumentalizzazione di chi ha perso e vuole cavalcare la protesta. Si sa, nella piazza c’è sempre un po’ di tutto. 20170621_184721

Dentro, lo specchio della sciatteria sono i condizionatori che pompano aria a tutta randa mentre le porte di accesso alla sala sono aperte. Tutti in piedi e rumore da ricreazione dopo mezz’ora dal presunto inizio dei lavori, posto che esso fosse alle 18 come risultava vox populi.

L’appello per la raccolta delle presenze è forse l’unico momento ordinato di quello che sarà un triste consiglio comunale. Accapigliamenti, gente dal pubblico che urla inviperita, e a volte senza senso, risposte stolide di politici, e politicanti che hanno guadagnato un posto di potere. Un’ora intera verrà persa per discutere chi, come e quando deve intervenire nella pubblica assise.

L’opposizione sembra una donna con il ciclo, che non gestisce bene questo evento routinario, la maggioranza è una montagna. Le urla del pubblico non la scalfiscono, le rimostranze dell’opposizione non la turbano, le invettive dei franchi tiratori la annoiano. 20170621_194519Le ore passano e la piazza si va assottigliando. Alcuni di quelli che protestano salgono su e, ad ondate regolari, urlano: “sindaco dimettiti” e “tutti ladri” e “opposizione e maggioranza siete uguali”. Qualcuno li bolla come populisti poi se si esagera intervengono i vigili e li allontanano.

Vigili, carabinieri, polizia. Al consiglio comunale manca solo la finanza, posto che non fosse in borghese. Non c’è dialogo. Chi urla lo fa perché non crede ad una sola parola, il sindaco la prende larga e quando comincia a relazionare sul caso Acea parte da molto lontano. Sarà proprio da qui che inizieranno le prime rimostranze del pubblico al grido di “la storia non ci interessa”, “vogliamo sapere cosa succede ora”, “qual è l’indirizzo politico”.

L’ultima frase la dice uno del comitato “noacea”. Ha una cartellina piena di fogli e rivendica articoli di contratto e citazione di atti specifici. È evidente, è uno preparato. E si incazza anche più degli altri perché, dice, le bugie non le sopporta. 20170621_201457_1Dall’altra parte della barricata, il sindaco, coadiuvato dal valente presidente del consiglio, paladino del regolamento, cerca di attenersi al protocollo e di continuare il suo intervento. La posizione sembra essere quella di chi dice: “ma ve la prendete con me che sono stato tra i sindaci che hanno detto no ad Acea?!” e punta il dito contro gli altri sindaci, quelli di partito avverso al suo che ad Acea avrebbero detto sì.

Ma la piazza ripete: “fatti non pugnette”. A tarda sera, quando finalmente il parto è avvenuto, Egidio Franco, che ha seguito tutto, o quasi tutto, il consiglio comunale in diretta, cercando di farsi dare il wifi gratuito da Benedetto Leone, pubblica un documento che è stato firmato dalla maggioranza e che così recita:

Il consiglio Comunale

IMPEGNA IL SINDACO

  • a continuare nell’azione da lui intrapresa con i sindaci dell’ATO5 in merito alla risoluzione contrattuale di cui all’art. 34 della convenzione citata;
  • all’esito della risoluzione, di farsi promotore per la costituzione di una società in house i cui soci devono essere gli enti locali ricadenti nell’AATO5;
  • a rendersi promotore presso l’Assemblea dei Sindaci di valutare l’ipotesi di recesso e riscatto di cui all’art. 35 della convenzione in premessa;
  • a porre in essere tutte le possibili iniziative giudiziarie e non giudiziare per continuare a garantire alla città di Cassino il massimo ristoro possibile previsto dalla convenzione.”



    IL DOCUMENTO COMPLETO (Fonte E. Franco)
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