Comunicazioni da cronista

Una volta scrivevi per dire come la pensavi, poi, piano piano, ti hanno addestrato a scrivere per dire come la pensavano gli altri. Tutto ciò non bastava, perché gli altri non si esprimevano bene, oppure non la pensavano bene ed ecco allora che il passo successivo fu instillarti nella mente che fosse necessario ingentilire le loro parole prima, i loro pensieri dopo. Solo così avresti fatto il tuo lavoro al meglio.

Arrivasti quindi al punto che scrivere non solo era di una inutilità acclarata, ma rappresentava anche un momento di estrema frustrazione.

Il buon giornalista non prende parte. Il buon giornalista è osservatore distaccato. Il buon giornalista è più simile al tecnico che all’artista.

Ecco, come i cattivi maestri, definiti ovviamente da tutti grandi uomini, hanno saputo snaturare il principio del buon giornalismo, che, del resto, è alla base di qualsiasi buona opera di comunicazione: il racconto.

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Il cronista deve raccontare, non ripetere. E per raccontare, il cronista, come qualunque altra persona, deve appassionarsi all’oggetto del suo racconto, altrimenti è come il medico che dà farmaci di routine a chi ha bisogno solo di sentirsi dire: “stai a casa un paio di giorni al caldo, non ti preoccupare, vedi che ti rimetterai presto”.

Ed è difficile, dopo tale processo, farsi appassionare dalla scrittura. E’ difficile ritornare a godere del turbinio di parole sulle quali amavi andare alla volta di chissà quali meraviglie. Rapide improvvise di quel fiume fluente, chiamato linguaggio.

Raccontavi per conoscere, raccontavi per trasmettere, raccontavi, non ripetevi.

Poi però sembrava che il tuo racconto non fosse di grande interesse. Anzi, non valeva proprio niente. Anzi metteva in discussione, era mal fatto, era negativo, criticava… diceva cose in un mondo che si americanizza secondo dopo secondo e “dire come la pensi è cattiva educazione”.

Quale gioia incontrare, proprio ora, qualcuno che apprezza i tuoi racconti e che guarda alle tue capacità di scrittura con l’invidia buona e ammirata di chi vede il mago realizzare un prodigio.

Buona fortuna, lettore!

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