Foltin: Cassino divisa sulla stele ricordo, ma la grotta-discarica va bene a tutti

“L’essenziale è invisibile agli occhi – dice la volpe al Piccolo Principe di Saint-Excupéry in un contesto molto delicato e pieno d’amore. Ma di delicato e d’amoroso nella grotta Foltin c’è poco. Ciononostante la frase della volpe cade a pennello per sottolineare come tra tifosi e contrari alla stele commemorativa ci si sia persi quella che è, a tutti gli effetti, una discarica in pieno centro, a Cassino.

Non siamo in una delle campagna abbandonate, né in una delle stradicciole che portano a Montecassino, siamo in via G. Di Biasio a pochi passi da Palazzo Barone e la villa comunale. La grotta Foltin è oggi ricettacolo di sporcizia e rifiuti di ogni tipo. Dai materassi in putrefazione ai resti di una tazza da bagno, alle plastiche e il sozzume più vario.

grotta_entrata

Così, mentre dal Monte ci si affretta a dire che c’è stato un malinteso e che l’abate non sarebbe intervenuto, mentre il sindaco sospende l’evento e mentre un gruppo di politici e attivisti commemora i civili morti in  guerra di fronte ad un monumento in piazza Marconi… per tutti rimane naturale che le strisce “bianche e rosse” delimitino l’area e che nel buio della grotta prolifichino i parassiti. Sempre che ci si sia presi la briga di farsi un giro da quelle parti…

L’essenziale è invisibile agli occhi. Così durante il “Carrer Day” dell’altro giorno, all’università, i bagni del primo piano erano in stato disastroso, come successo in passato in altri bagni dell’Unicas che hanno più volte mostrato carenze di sapone e carta, ma è tutto normale.

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Come normale è che nell’Aula Pacis, dove venerdì si mostravano gli abiti d’epoca del corteo storico, i bagni fossero messi ancora peggio di quelli dell’università. Acqua – solo acqua si spera – dappertutto. Luce: poca o nulla. Lavandino… “da campo”.

Sostiene il sociologo Goffman che la propria casa, specialmente la camera da letto e il bagno, servono da retroscena. Proprio come in teatro dove ci sono il “dietro le quinte”, che nella vita diventa la sfera privata, e il palcoscenico: nella vita sfera pubblica. I retroscena sono i luoghi dove si agisce spontaneamente, quelli veri.

Ebbene quei retroscena della pubblica amministrazione dovrebbero metterci tutti in allarme. Dovremmo dire: “Hey fermiamoci un attimo, qui ci stiamo perdendo qualcosa”. E invece no, il massimo del dibattito pubblico si snoda, come sempre, nella dinamica Guelfi e Ghibellini mentre impero e papato si accordano per nuove future spartizioni.

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