Mille Voci, una Lingua

uomini_bombettaI suoni cavernosi che trasformano le parole a cui sei abituato, inframezzati da toni diametralmente opposti e squillanti, e da quel “fast” che suona come *fahast’, che rappresenta il livello sonoro che si colloca a meta’ fra gli altri due, sono una nuova foresta linguistica da esplorare. E’ ancora l’inglese, ovviamente, a fare da ecosistema a questo agglomerato di piante e alberi linguistici che protendono i rami ora verso l’alto, ora verso il basso, ma la tua non e’ una passeggiata spensierata tra luci e colori, essa e’ impresa alla ricerca del significato.

Andare a mangiare tardi a mensa, e’ una di quelle sane abitudini che si stanno rafforzando in vista del ritorno a casa. Oltretutto per due sere di fila il momento della cena si e’ trasformato in un piacevole scambio culturale tra il discendente, quanto rappresentante, di italica stirpe, cioe’ me, e una graziosissima ragazza cinese, ieri, e un gruppo misto, tre ragazze e due ragazzi, nigeriani, oggi. Sono proprio questi ultimi che hanno issato, senza alcuno sforzo e con scarsa volonta’, una consistente palizzata comunicativa tra me e loro.

Fra di loro si capiscono, piu’ o meno perfettamente, mischiano parole di inglese standard ad altre provenienti da uno slang che non conosco e, come se non bastasse, aggiungono parole di altre lingue, forse una lingua africana comune; forse un’altra lingua specifica, propria della loro tribu’ di appartenenza. Dopo un quarto d’ora di ascolto, troppo ottimista, dopo mezz’ora di ascolto, comincio a risintonizzare l’apparato uditivo e decodificativo (orecchie e cervello per gli amici -ndr) sulla nuova lunghezza d’onda. Sin dall’inizio seguo, in qualche modo, la comunicazione, e del resto, a differenza del compìto, quanto freddo, stile inglese, questi commensali parlano con le mani, con gli occhi, con il corpo.

National-Park-rainforest-Washington--1526099-1920x1080Non ci vuole molto a capire che un buon numero di frasi non e’ altro che una raffica di giochi linguistici, prese in giro, doppi sensi, e quant’altro. Ovviamente sono i piu’ difficili da comprendere, mentre quando parlano di lavoro o della ricerca di una casa, il discorso e’ piu’ facile da seguire. Anche se, ad onor del vero, quando e’ successo avevo ormai migliorato il mio livello di comprensione e avevo perfino coraggiosamente fatto una battuta. Dico coraggiosamente dato che cosi’ come io peno per comprendere loro, quando sono io ad aprire bocca, vedo che faticano a capirmi.

La battuta funziona, ridono tutti, da che mi sentivo escluso e a disagio, mi sento per un attimo il re del tavolo. Ovviamente se parlo direttamente con la ragazza di fronte a me o con quella alla mia sinistra comprendersi sembra piu’ facile, anche perche’ la ragazza di fronte la conosco e quindi non c’e’ l’imbarazzo tipico dei primi incontri. Non sempre capisce quello che dico, e io pure mi perdo qualcuna delle sue parole, ma anche il rumore di fondo della mensa non aiuta e, comunque, paragonando la nostra interazione a quella di gruppo, le cose vanno decisamente meglio.

Alla sua destra, un’altra ragazza nigeriana, presumo, dato che in realta’ so per certo che solo due del gruppo sono nigeriane. Non capisco quasi nulla di quello che dice. Come se i nuovi suoni non fossero abbastanza impegnativi, bisogna aggiungere risate, movimenti tipo piegamenti in avanti, e cose dette a mezza bocca. Ebbene si’ mio caro, benvenuto nei tratti caratteristici della comunicazione umana!

garden2Ieri, stesso posto, ora quasi uguale, conosco una ragazza cinese che si scusa per il suo inglese non buono. Tutto sommato pero’ se la cava benone e, rotto il ghiaccio, la comunicazione tende ad essere piu’ fluida, ovviamente l’aver messo in conto che capita di non capirsi e bisogna ripetersi, da una parte come dall’altra, aiuta a vincere imbarazzo e difficolta’ di comprensione.

I suoni cavernosi questa volta non ci sono, e la fitta foresta e’ in realta’ diventato un giardino botanico pieno di colori e profumi. Ovviamente anche in questo posto, per spostarsi, bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi. Aspirazioni, vocali allungate a dismisura, rispetto a quello a cui sono abituato, e una “s” che sostituisce il “th” sono i nuovi ostacoli da analizzare, acquisire, digerire… superare.

E cosi’, dopo un’oretta, non mi perdo quasi piu’ nulla e ho anche capito quali sono le “regole” fonetiche di questa nuova meravigliosa interpretazione dell’inglese. Badate bene, anche quella nigeriana era un’interepretazione interessante, solo che la difficolta’ di comprensione, oltretutto direttamente legata ad un mio livello di stanchezza maggiore rispetto a ieri, non mi permette di spendere parole troppo edificanti, anzi, non posso non manifestare una certa frustrazione dettata dal primo quarto d’ora nero, in cui avro’ capito il 5 per cento della conversazione.

E pensare che quello che mi aveva colpito di piu’, fino all’altro giorno, era quell’inglese dell’India che era particolarmente svelto e squillante, ma non tralasciava anche lui la reinterpretazione di alcuni suoni, spalmandoli sulle corde vocali dei locutori.

cicogneL’inglese dell’India tu te lo aspetti come quello del Regno Unito, perche’ la dominazione britannica deve aver lasciato un’impronta… ed e’ proprio allora che scopri che l’impronta c’e', perche’ loro l’inglese lo parlano, ma ci sono anche l’orgoglio e i tratti caratteristici di una nazione che non si lascia dominare da quella lingua, ma la reinterpreta, la piega alle proprie esigenze.

Che poi, in una descrizione meno idilliaca, e’ quello che fanno un po’ tutti gli stranieri che parlano l’inglese senza averlo studiato affondo, o comunque scontrandosi con le asperita’ di suoni e parole lontani dalla propria madrelingua. Cercando comunque di renderli vivi, di dar loro voce, di renderli utilizzabili all’interno del processo comunicativo, sebbene questo costi sacrificare una parte sonora del lemma: sia essa un accento, un’intonazione o una parte della parola.

All’inizio trovavo di difficile comprensione la variante indiana e faticavo a destreggiarmi in quel boschetto di salici piangenti, dove i rami sono campane eoliche percorse dal vento che sale dal profondo del ventre. Ora invece, il ricordo di quei suoni mi sembra qualcosa di familiare, di relativamente nuovo e particolare.

ladomandaLa domanda che rimane e’: le difficolta’ riscontrate nel comprendere diverse “varianti” dell’inglese standard sono da attribuire al fatto che non sono madrelingua inglese o ad una difficolta’ implicita legata alle “nuove”, differenti, pronunce? Se, come mi ha detto un’amica l’altro giorno, e’ vero che i canadesi tendono a non capire pronunce diverse o trovano comunque faticoso prestarvi attenzione, al punto che preferiscono evitarlo (ed in parte ho avuto un riscontro personale di cio’), probabilmente il problema non e’ allora legato all’essere o meno madrelingua, ma all’acquisire i nuovi codici linguisitici che questi parlanti mettono in atto e utilizzano per veicolare un idioma che nelle sue entita’ originarie ed essenziali e’ parlato e compreso anche da me.

Comments

comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>