Moulin Rouge, uno spettacolo pacchiano che vi piacerà

moulin_rouge_entreeI tappi delle bottiglie di champagne che saltano con una certa periodicità ritmica, le luci soffuse, elettriche ma similari a candele, che illuminano i tavoli, le coppiette che si tengono per mano e le tavolate di amici, magari turisti che si sono da poco conosciuti in una gita organizzata, che rumoreggiano per l’eccitazione del momento data dall’esclusività del luogo. Sembra di essere in un film, come in quella scena in cui Jessica Rabbit si esibisce in un ambiente molto simile a quello che si apre di fronte a noi. Ad attenderci, infatti, non vi sono le poltroncine di un teatro, ma un locale con servizio ai tavoli e il palco che entra fisicamente nella platea, grazie alla sua estensione in avanti. Benvenuti al Moulin Rouge. Lo spettacolo che va in scena questa sera, lunedì 29 ottobre anno domini 2018, si chiama Féeries, un genere teatrale del 1800 che combina diversi elementi scenici. È lunedì e il biglietto senza consumazione, quello più economico, costa poco meno di cento euro vale a dire una ventina d’euro in meno rispetto al suo omologo della domenica.

Alle pareti immagini vintage, difficile dire quanto vi sia di veramente antico, a colpo d’occhio sembrano più riproduzioni. Tutto l’ambiente ha una patina di modernità che filtra l’immagine di un passato ormai perduto e dal quale arrivano solo echi lontani e appannati. Il carattere commerciale del luogo, che qualcuno potrebbe definire una trappola per turisti, esplode nel fragore delle donne impegnate nella vendita del catalogo dello spettacolo. Immagini fotografiche su quello che stiamo per vedere. Commerciale non vuole però dire aperto al pubblico di massa, il prezzo, di cui sopra, l’abbigliamento impeccabile dei camerieri, il cerimoniale di entrata e i prezzi delle bibite, che pur non essendo alle stelle sono maggiorati rispetto a quello che si trova fuori, fanno del posto un ecosistema misto dove si sommano molteplici componenti. Così come succederà nello spettacolo.

Il divieto di scattare foto è ribadito in maniera perentoria, gli uomini della sicurezza che ci hanno gestito come gregge all’entrata, tenendoci circa tre quarti d’ora in piedi ad attendere l’apertura dei cancelli sono serviti a creare quel clima di “farò il bravo bambino” che serve alla casa per difendersi dalle peculiarità di un’epoca che già un secolo fa veniva definita della “riproducibilità tecnica”. Sipario, entrano in scena le prime tre donne a petto nudo, dalla figura iperasciutta e i fisici ultracurati. Il grasso non ha mai abitato codesti luoghi e anche i seni ne pagano ammenda. Cantano tutte e tre, o almeno questo è quello che si vuol far credere perché dopo mezz’ora di spettacolo di musiche e danze prevalentemente ritmate e dai volumi estenuanti, l’idea che ci sia lo zampino del playback risulta abbastanza acclarata.

Di spogliarello ve n’è poco. Anche nel climax della messa in scena il tripudio di tette al vento e natiche allegre non solletica più di tanto la libidine di un pubblico che si è ormai abituato alle due componenti sessuali dello spettacolo equivalenti, forse perfino inferiori, a quelle dello show televisivo del 1987 “Colpo grosso” condotto da Umberto Smaila. Quello che c’è è il continuo rilanciare per stupire lo spettatore. Sì rilanciare, come nel poker. Come in molti giochi d’azzardo. Ti ha colpito la scenografia di prima? Adesso ne arriva una più bella! Ti hanno sorpreso le sette ballerine che hanno guadagnato la scena per abbracciare i loro partner? Ecco subito arrivarne più di dieci! E ancora lo spettacolo degli acrobati sui pattini a rotelle con il brivido che ti scuote dentro quando lei rischia di sbattere la testa sulla pedana e il palco stesso che si trasforma per dare luogo a nuovi scenari, tanto da lasciare tutti a bocca aperta quando scompare e al suo posto… compare un nuovo elemento a farla da padrone, non più terra, bensì altro utile a raccontare la lotta di una principessa, seminuda, con gli emissari del male per eccellenza.

E poi ancora lo spettacolo comico di giocoleria musicale di Terry. Probabilmente un artista italiano, ma è solo un’intuizione, i due acrobati che mettono in scena uno spettacolo basato sulla forza umana e che creano figure tanto difficili da mettere i propri corpi in vibrazione per lo sforzo, e ancora canti e balli. Canti e balli che finiscono per essere più o meno sempre il solito piatto in salse diverse. Gli abiti di scena cambiati non si contano, sono sfavillanti e complessi nelle loro realizzazioni, ogni tema toccato, dalla fantasia dal gusto orientale, a quella piratesca, ai clown, all’immancabile can can in chiave moderna, è curato sia nel vestiario che nelle scenografie molto articolate e tridimensionali. Anche le coreografie non sono affatto improvvisate, ma tendono ad essere più ripetitive. Al di là della fantasia circense che viene evocata sia dai piccoli pony che emozionano i cuori delle donne in sala, tenuti al guinzaglio dalle ballerine che emozionano i cuori degli uomini in sala, sia dall’ironia con cui vengono presentati alcuni quadretti, siamo di fronte ad uno spettacolo che complessivamente dà effettivamente l’idea di un circo “da camera”.

Gli spettatori più fortunati sono seduti esattamente sotto il palco, potrebbero salire sullo stesso e prendere parte alla scena. La vicinanza tra palco e pubblico rappresenta un altro elemento fondamentale per il coinvolgimento di quest’ultimo. La parte finale dello spettacolo è un turbinio di suoni, colori e spaccate in volo. Due acrobati, un uomo e una donna, dominano la scena mentre tutto il resto del corpo di ballo fa da sfondo alle loro evoluzioni. Le donne urlano periodicamente in un crescendo che sa di quei riti tribali con gli stregoni in trance cari all’antropologia. Gli acrobati sono gli officianti del rito e le loro evoluzioni, che appaiono quasi soprannaturali, vengono descritte ad hoc da questa metafora.

Lo spettacolo del Moulin Rouge, o perlomeno questo spettacolo, è uno spettacolo pacchiano, ma che vi piacerà. Le voci dei cantanti, che vi accompagneranno per tutta l’ora e mezza, circa, di show, in presa diretta o playback che siano, vi sapranno colpire. Non è “il canto d’artista che tocca il cuore”, ma è esecuzione di qualità all’interno di una messa in scena dove nulla è lasciato al caso. Se però cercate la varietà del Cabaret e una scala di sfumature che sa toccare anche le gradazioni della delicatezza, sia essa nuda o vestita, allora rimarrete delusi. Lo spettacolo è gridato e sfavillante e potreste perdervi nelle maschere ridenti delle ballerine che per dovere mostrano i denti.

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