Se un Viaggiatore, una Notte di fine Inverno…

Nella buia notte che avvolge i monumenti e le chiese, un viaggiatore incappottato vince il freddo vento che spazza la citta’ universitaria. Ore 21 e 30, dopo cena la passeggiata digestiva e’ un’impresa che i piu’ non se la sentono di intraprendere. Non si incontra nessuno, o quasi, nelle pieghe delle ombre del gigantesco ponte, ne’ tantomeno alla luce pallida dei lampioni che recintano il viale.

In lontananza, un nugolo di studenti entra compatto all’interno dell’autobus appena arrivato. Un altro studente, silenzioso e veloce, dal passo quasi furtivo, si avvicina proseguendo verso la sua meta: forse il parcheggio sotto il ponte; forse una delle case del circondario, che rappresenta un cuscinetto di abitazioni dormitorio che avvolge la citta’ universitaria. Non una parola, non un gesto, solo uno sguardo esplorativo da ambo le parti.

Ma ecco, che nel suo maligno splendore, quasi come Lucifero caduto, appare, nella sua maestosita’ e nella sua agghiacciante mole, la libreria. Grande, austera, piena di luce. Una luce malata, artificiale, malevola per gli occhi e di una compattezza tale che piu’ che faro di cultura nella buia notte, e’ mostro quadrato e tozzo che si staglia sulla radura di cemento. Essa e’ Balrog accecante, ma non di fuoco, bensi’ dell’agghiacciante raggio che tanti lumi messi insieme, formano.biblio_mostro

Ancora una curva, ancora pochi passi attorno ad uno degli angoli del minirettangolo che e’ parte di quello piu’ grande che costituisce la pianta della citta’ universitaria. Ecco, l’illuminazione e’ di nuovo vagamente piu’ naturale a quest’ora della notte. Un altro studente, dall’aria assente e lo zaino pesante, conta i suoi passi dall’altro lato della strada. In fondo, distanti, alcuni di colore ritornano verso le residenze universitarie. Quello che sembra un’assistente, dalla gonfia borsa e dall’occhiale indispensabile per tale ruolo, si fa incontro a passo svelto. Uno sguardo quasi interrogativo si dipinge su un volto inebetito che non lascia ben sperare per le future generazioni di studenti.

E quando ormai il rientro e’ prossimo, ecco il piu’ luminoso dei luoghi. Qui, la buia notte, e’ tradita e ferita nella sua essenza piu’ vera. Lampioni, luci spia, luci del parcheggio a piu’ piani, luci, luci ovunque. Luci fredde, sterili, vigliacche rubano alla natura quella intimita’ propria del manto di cui essa si copre ogni sera. Le stelle, ovviamente, non si lasciano vedere da una citta’ cosi’ ardimentosa e cieca da preferire alla loro brillantezza, pile, lampade e lampadine. Schiamazzi lontani ci riportano a questa primavera autunnale.

L’inverno sta morendo e le rimanenze bianche, di neve ancora non sciolta, sono schiuma e bava di un’agonizzante lumaca. Nell’elica di quel guscio in cui Crono-inverno si nasconde, rivedo l’avvicinarsi della nuova stagione. Lo stesso vento, freddo e cattivo, capace di scavare nella pelle come scalpello nelle carni, ormai sembra il soffio delle streghe che sui propri legni si dirigono a celebrare il sabba nel bosco.

La primavera di fiori, profumi e colori, e’ ancora da venire. Ora e’ un nuovo autunno quello che mi accompagna all’uscio stanotte. Non autunno gelido e menzognero, come quello gia’ vissuto, che dopo aver illuso con un sole mattutino poteva colpirti con repentini scrosci, ma un autunno benevolo, portatore del cambio di stagione.

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